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A partire dalla seconda metà del XIX secolo, lo sviluppo tecnico-scientifico dei sistemi di comunicazione richiese all'organizzazione militare di adeguare le sue strutture alle nuove esigenze, imposte da un impiego sempre più diffuso dei mezzi di trasmissione.
All'Arma del Genio, da sempre caratterizzata da spiccato tecnicismo, toccò il compito di adeguare le specializzazioni di coloro che operavano nel settore delle comunicazioni e di gestire le strutture idonee a far fronte alle nuove esigenze di lavorazione e riparazione che l'impiego dei nuovi mezzi richiedeva.
La prima figura di militare italiano che si presenta alla ribalta delle comunicazioni è il Maggiore del Genio Alessandro Rocci, ideatore del telegrafo a segnali, impiegato nella campagna del 1859.
Al 1874 risale la prima attività di lavorazione di apparati telegrafici di varie specie e tipologie in dotazione alle specialità telegrafisti-telefonisti dell'Arma del Genio presso l'officina reggimentale del 1° reggimento Genio di Pavia. Il 1° aprile 1879 l'Officina si trasformò in vero e proprio stabilimento dell'Arma del Genio, assumendo la denominazione di "Officina di Costruzioni del Genio" e diventando autonoma con dipendenza dal Ministero della Guerra (Direzione Generale del Genio).
In stretta connessione con il progresso scientifico, segnato in particolare dallo sviluppo della radiotelegrafia, emergono sempre più le esigenze di studio, sperimentazione e acquisizione dei nuovi materiali di trasmissione destinati a potenziare le capacità operative dell'Esercito .
La storia della radiotelegrafia militare italiana era infatti iniziata nel 1905, con la partecipazione alle grandi manovre di una stazione radiotelegrafica, e nel 1907 con la costituzione, con R. Decreto dell'11 ottobre, di una sezione radiotelegrafica inquadrata nella Brigata specialisti del 3° reggimento Genio telegrafisti che, costituito con R. Decreto del 15 ottobre 1895, è storicamente considerato la prima unità organica delle Trasmissioni.
Sempre nel 1907 avvenne un vero e proprio salto di qualità nelle applicazioni radiotelegrafiche militari, con la partecipazione alle grandi manovre di ben 6 stazioni radiotelegrafiche, di cui 5 a traino animale e una "automobile".
Tutte le stazioni erano a corrente alternata, a circuito sintonico con aerei orizzontali e dirigibili, alti 15 m da terra (sistema Marconi) con portata di 100 Km in terreno pianeggiante. Ogni stazione a traino animale era trasportata su 4 carri. La stazione "automobile" (cioè, in termini moderni, motorizzata e semovente) riuniva in un solo autoveicolo tutti i materiali, compresa una "scala antenna a stilo" per sopraelevare l'aereo, per esigenze di maggiori portate.
La relazione sulle grandi manovre si concluse con questo giudizio: "La radiotelegrafia ha dato risultati soddisfacenti. Restano però ancora insolute le due questioni del "sintonismo" e del "segreto della corrispondenza" che sono di capitale importanza per un largo impiego della radiotelegrafia nelle operazioni di guerra. È quindi di somma importanza che gli studi e le esperienze siano proseguiti".
Già nel 1911 venne costituito, con legge n. 723 del 13 luglio in Roma , l'Istituto Militare Superiore di Radiotelegrafia, Ente dipendente dai Ministeri della Guerra e della Marina, per coordinare gli studi e le sperimentazioni, i servizi e l'addestramento nel campo della radiotelegrafia e radiotelefonia.
Con il Regio Decreto del 2 settembre 1912 venne approvato il regolamento interno dell'Istituto che nel 1916, con decreto luogotenenziale n .776 dell'11 giugno, passando alle dipendenze esclusive del Ministero della Guerra, assunse la denominazione di Istituto Centrale Militare di Radiotelegrafia ed Elettrotecnica. L'Ente si trasferì dalla precaria caserma Cavour in Roma a quella di viale Mazzini.
Nel 1917 poi, verso la fine della Prima Guerra Mondiale, il Regio Stato Maggiore sentì la necessità di un'officina per la costruzione e la riparazione dei materiali militari per le trasmissioni radio e a filo. Questa, dislocata in Roma nel comprensorio di viale Angelico, fu istituita il 15 novembre 1917 con la denominazione di "Officina di Costruzioni Radiotelegrafiche ed Elettrotecniche del Genio militare". Fu posta alle di pendenze del 3° reggimento Genio telegrafisti e divenne l'antesignana dello Stabilimento Militare Materiali delle Trasmissioni, che è stato fino alla fine del 900 ente di primaria importanza nel campo degli studi e realizzazioni di materiali di trasmissione. In data 1° giugno 1918, per la complessità e importanza dei compiti svolti, l'officina assunse la fisionomia di Ente autonomo amministrativo e nel primo dopoguerra fu incaricata di riordinare, riparare e ammodernare il materiale esistente, a onde smorzate (a scintilla), proveniente dalla zona di guerra. Con R. Decreto n. 451 del 20 aprile 1920, nel quadro del riordinamento del1'Arma del Genio, l'officina assunse la denominazione di "Officina Radiotelegrafica ed Elettrotecnica" e nel periodo dal 1922 al 1926, fra i compiti principali, ebbe quello di studiare nuovi tipi di stazioni militari campali ad onde persistenti. Nel 1927, l'Officina venne posta, con l'Istituto, alle dipendenze del "Servizio degli Specialisti del Genio", costituito il 16 dicembre 1926 (Regio Decreto legge n.2122, convertito in legge 22 novembre 1928, n.2781), al quale era stata attribuita l'attività tecnica dell'Arma del Genio e la direzione unitaria degli organi di studio, di ricerca e di lavorazione negli specifici settori di specializzazione .Le attribuzioni dell'officina furono così definite:
- allestire, con mezzi propri e con quelli dell'industria privata, apparati e complessi radioelettrici occorrenti all'Esercito;
- eseguire studi, ricerche ed esperienze inerenti al programma elettrico e radioelettrico;
- esprimere pareri su argomenti e materiali di radiotecnica ed elettrotecnica.
Con R.D. 23 luglio 1927 n. 1433, furono anche costituiti quattro Centri Studi del Genio di cui uno per le specialità telegrafisti e radiotelegrafisti, con sede in Roma presso la "Officina Radiotelegrafica ed Elettro tecnica". Con R.D. n.697 del 5 aprile
1934, i quattro Centri suddetti vennero riuniti in un unico Centro Studi del Genio con sede in Pavia, presso l'officina di Costruzioni del Genio Militare.
Il 4 giugno 1934, con legge n.952, il Servizio assunse la denominazione di Servizio Studi ed Esperienze del Genio, con lo scopo di far fronte al notevole sviluppo della tecnica dei materiali e delle attrezzature. L'officina, denominata Officina Militare delle Trasmissioni (O.M.T.) per effetto del R. Decreto 31 ottobre 1935 n. 2233, svolse, con l'Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni, un ruolo determinante nel settore della ricerca applicata alle telecomunicazioni, costituendo un punto di riferimento anche per l'industria nazionale. Sono gli anni a cavallo tra le due guerre mondiali quelli in cui la tecnica delle trasmissioni subì radicali trasformazioni. Nella telegrafia a filo si passò gradualmente dalla "macchinetta Morse" alle apparecchiature automatiche stampanti (Hughes, Weastone) e agli apparecchi multipli (Baudot, Rowland), che possono considerarsi gli antesignani delle successive telescriventi. Nella telefonia i progressi principali si ebbero con l'introduzione della commutazione automatica. Negli anni '30 fu adottato un complesso per telefonia selettiva, che consentiva il collegamento su un 'unica linea tra due qualsiasi apparati d'utente. Ma le vere protagoniste della rivoluzione che aprì la via delle moderne trasmissioni furono soprattutto la radiotelegrafia e la radiofonia. Sono gli anni di più intenso fervore, che videro impegnati, a fianco di scienziati di fama mondiale, tra cui lo stesso Guglielmo Marconi, valenti tecnici militari, come l'allora Tenente Luigi Sacco.

A questo sviluppo contribuirono l'Istituto e l'officina che, proprio sotto la direzione del Col. Sacco, realizzarono tutta una serie di apparati radiotelefonici e telegrafici a valvola, estremamente interessanti per prestazioni tecniche e semplicità d'impiego e di riconosciuta validità sul piano tecnico e operativo. Venne sperimentata la prima stazione radio portatile nella gamma VHF anche se a ciò non fece seguito una produzione in serie.
All'inizio della Seconda Guerra Mondiale l'O.M.T. si presentava come una moderna officina di produzione con un'efficiente organizzazione, adeguata a soddisfare le molte esigenze di collegamento di un Esercito moderno. A seguito delle distruzioni operate dalle truppe tedesche in ritirata, l'OM.T. sospese le attività di lavorazione; successivamente, nel dopoguerra la ricerca, lo sviluppo, la sperimentazione e l'approvvigionamento dei materiali vennero gestiti, in un primo tempo, dal citato "Stabilimento Militare Materiali delle Trasmissioni", e, successivamente, da predetto Ente con il concorso del "Centro Tecnico Militare delle Trasmissioni" e del "Reparto Tecnico Elettronico" del "Centro Informazioni e Difesa Elettronica" di Anzio.
La costituzione del Servizio Tecnico delle Trasmissioni
Con l'evoluzione delle esigenze operative, e sotto la spinta del progresso tecnico-scientifico, si manifestava inderogabile la necessità di costituire, insieme ad altri organismi, il Servizio Tecnico delle Trasmissioni, colmando la lacuna determinatasi con lo scioglimento del Servizio Tecnico del Genio, avvenuto il 20 gennaio 1948. Il progetto di nuovo ordinamento dell'Esercito, così come indicato nel foglio n.3299/0rd.I di SME Ordinamento datato 25 ottobre 1950, prevedeva, all'art.14, la costituzione dell'Arma dei Collegamenti, per scissione del1'Arma del Genio mentre, all'art.17, ipotizzava l'istituzione di un Servizio Tecnico dei Collegamenti, in considerazione della necessità di seguire lo sviluppo della tecnica specifica in tale materia.
L'organico degli Ufficiali in servizio permanente effettivo del Servizio Tecnico Stemma del Centro Tecnico dei Collegamenti era stabilito in 52 Ufficiali, fra cui un Tenente Generale, Capo Militare delle Trasmissioni del Servizio, un Maggior Generale e sei Colonnelli.
La legge n.1479 del 05 dicembre 1960, che istituiva i nuovi Servizi Tecnici dell'Esercito, riduceva la sopra citata consistenza organica attribuendo al Servizio Tecnico delle Trasmissioni 31 Ufficiali, di cui un Maggiore Generale, Capo del Servizio e tre Colonnelli.
Tale numero, già esiguo fin dall'inizio rispetto alle esigenze, si confermava assolutamente insufficiente se rapportato all'enorme progresso tecnico e scientifico nel campo dell'elettronica e delle telecomunicazioni degli anni successivi.
La legge istitutiva, infatti, fissava i seguenti compiti del Servizio Tecnico delle Trasmissioni:
- presiedere agli studi scientifici e tecnici dei mezzi di trasmissione occorrenti all'Esercito, nonché alla realizzazione e alla sperimentazione tecnica dei relativi prototipi;
- provvedere all'elaborazione delle condizioni tecniche di progetti di capitolati d'onere e all'elaborazione dei progetti di regolamentazione tecnica per la conservazione, la manutenzione, l'uso e la riparazione dei materiali;
- sovrintendere al controllo della produzione e fissare le direttive tecniche per il collaudo dei materiali da approvvigionare.
Le tappe salienti del Servizio, dopo il 1960, possono essere così sintetizzate:
- costituzione in data 1° novembre 1961 della Direzione del Servizio Tecnico delle Trasmissioni, retta dal Capo del Servizio Tecnico delle Trasmissioni e posta alle dipendenze dell'Ispettorato dell'Arma delle Trasmissioni;
- costituzione con fg.147/154 del 31 gennaio 1967 di SME-Uff.Ord., dell'Ufficio del Capo del Servizio Tecnico delle Trasmissioni in sostituzione della Direzione del Servizio Tecnico delle Trasmissioni;
- definizione, con D.M. in data 19 luglio 1967, della collocazione ordinativa dei Capi dei Servizi Tecnici, in forza della quale questi che venivano posti alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito con funzioni di consulenza su problematiche di ordine tecnico riguardanti i materiali dell'Esercito di competenza del Servizio, di consulenza per l'impiego degli Ufficiali del rispettivo servizio e di responsabilità per la loro formazione militare e tecnico-professionale;
- costituzione, nel 1975, del Comitato Permanente dei Capi dei Servizi Tecnici con compiti di coordinamento generale in vista dell'unificazione dei sei Servizi Tecnici esistenti;
- confluenza del Servizio Tecnico Trasmissioni, con gli altri Servizi Tecnici nel costituendo Corpo Tecnico.
Per lo svolgimento delle attività di ricerca, studio, sperimentazione, costruzione, approvvigionamento e riparazione dei materiali di telecomunicazioni e di guerra elettronica, il Servizio è stato organicamente rappresentato in numerosi Enti dell'Amministrazione della Difesa, tra i quali:
- l'ufficio del Capo del Servizio;
- le Divisioni tecniche delle Direzioni Generali (AMAT e TELECOMDIFE);
- lo Stabilimento Militare Materiali delle Trasmissioni;
- il Centro Tecnico Militare delle Trasmissioni;
- il Reparto Tecnico Elettronico del CIDE;
- altri Enti specializzati.
Caratterizzato da un organico estremamente ridotto, il Servizio Tecnico delle Trasmissioni è riuscito, superando non poche difficoltà, a fronteggiare le esigenze di maggior importanza e urgenza, pur nella vastità, complessità e diversità delle attività di interesse. Basti pensare all'impegno approntato agli inizi degli anni '70, quando esigenze venutesi a creare all'incessante progresso tecnico elettronico e in sede NATO, hanno dato le basi per l'avvio di uno studio per la realizzazione di un sistema di trasmissioni avanzato, in grado di rispondere con immediatezza a esigenze di collegamento a piccola, media e grande distanza di Comandi ed Enti comunque e dovunque presenti nell'area della battaglia.
Con lo Studio El 56: sistema di trasmissioni post-75. Veniva così massivamente configurata la rete trasmissiva del sistema CATRIN (sistema CAmpale di TRasmissioni ed INformazioni), completamente integrata e automatizzata, capace di assicurare trasmissioni rapide, sicure, a elevata sopravvivenza, in grado di trattare grandi masse di informazioni in telefonia, telegrafia, dati e facsimile necessarie all'azione di comando e controllo.
La sua fattibilità era garantita dalla crescente capacità dell'industria nazionale, in grado di concorrere ormai alla pari con quella straniera.
Fu in tale prospettiva che il Servizio Tecnico procedette alla definizione delle caratteristiche di nuovi mate riali e delle modifiche da apportare ai mezzi introdotti da poco in servizio (digitalizzazione dei ponti radio) per renderli idonei a operare anche nel sistema avanzato.
Detta attività venne sviluppata rispettando i vincoli di ordine tecnico derivanti dall'esigenza di compatibili tà dei parametri tecnici stabiliti in sede di accordi internazionali NATO ed Europei, con particolare riguardo alle esigenze di interoperabilità fra i sistemi dei paesi membri.
In tale contesto, significativa e rilevante risultò l'attività del personale tecnico del Servizio nell'ambito dei gruppi di lavoro NATO, EUROCOM e FINABEL. Contemporaneamente il Servizio continuava a impegnarsi attivamente nei programmi di ammodernamento di importanti materiali e mezzi tecnici, con prospettive d'avanguardia e in piena sintonia con la rapida evoluzione tecnica e tecnologica .Lo sforzo del Servizio Tecnico delle Trasmissioni fu principalmente rivolto alla definizione di modifiche di materiali esistenti, all'elaborazione dei requisiti tecnici dei nuovi apparati, alla sperimentazione tecnica dei prototipi, al con trollo e collaudo della produzione nonché alla manutenzione di 4° livello dei materiali approvvigionati.
Ma è anche nel campo delle installazioni dei materiali TLC a bordo di automezzi ruotati e cingolati, che il Servizio Tecnico delle Trasmissioni ha profuso un significativo impegno; sono da evidenziare le attività di studio di fattibilità, di progetto, di realizzazione prototipica, di sperimentazione tecnica e di concorso nel pratico impiego ai fini dell'omologazione o dell'idoneità all'adozione in servizio.
Non meno significativo è stato il contributo all'attività addestrativa, con l'organizzazione ed effettuazione di corsi di aggiornamento sulla tecnica d'impiego dei sistemi TLC, di specializzazione sui materiali di ammodernamento delle Trasmissioni e di perfezionamento tecnico-amministrativo per Ufficiali delle Trasmissioni.
Inoltre, il Servizio si è distinto per la consulenza e collaborazione tecnica fornite, in particolare, all'Arma dei Carabinieri (rete infrastrutturale in PR e operativa), e ad altre Amministrazioni dello Stato (Ministero degli Interni, delle Finanze, ecc.) nel campo delle telecomunicazioni a testimonianza di un periodo di vita, breve ma fecondo per capacità realizzativa.
Il 20 settembre 1980 il Servizio Tecnico delle Trasmissioni cessava di esistere.
La costituzione del Corpo Tecnico dell'Esercito rappresentava un'ulteriore pietra miliare sulla via di una razionale e armonica organizzazione delle attività tecniche.